I Capi della fune

 

 

Chi muove leggero e senza traccia, rispetta la terra che lo sostiene come i piedi che lo portano.

Calli non fartene e storte non prenderne. Coloro i quali ritornano perché hanno scordato qualcosa,
posino la mancanza, poiché il desiderio rende ciechi quanto il vizio che chiama.

 

Chi cerca, non si faccia mercanzia. Le rughe dell’esperienza solcano la storia di ognuno. 

L’acqua monda chi vi si immerge. La consapevolezza prima o poi si fa strada.

Apri gli occhi. Presta ascolto, ma non confondere la verità con la reiterazione del costume.

 

Chi invecchia presto, spesso si ripete, fregiandosi delle più svariate ragioni, fra ricordi che paiono prigioni.
Comprendi coloro che hanno smarrito la memoria, come quelli che ne detengono troppa.
Posa i paramenti, leva gli ornamenti. Fai caso alla freschezza del sorriso. Alla purezza del cuore.


Alla semplicità di alcune parole. Ai sentimenti disinteressati. All’amore incondizionato che fa.
Al senso delle cose, prima che cambino o muti l’interesse. Alla trasparenza dello sguardo.
Alla bontà d’animo. Al sorriso degli occhi. Fra i capi del filo la massaia stende il bucato.
Sa che il vento si diverte e ferma il panni con le sue mollette.

 
Saldi nella fede paiono coloro che si circondano di pietra, di legno e di certezze,
ma appesi al filo anche loro si aggrappano. Le convinzioni altrui stiano al loro posto.


Al tuo palato chiedi il sapore del cibo che porti alla tua bocca. Gli eletti si distinguno e si fregiano.
Le lingue che non dicono, servono la mistificazione del sapere.
Quando le cose antiche suonano in perfetta intonazione, già sono state commutate
e travestite vestono l’inganno. Tutto questo è gioco e ghematria, e la commistione
di imperfetti all’assoluto, non conduce che alla mano del pescatore che getta l’esca.

Non cristallizzare e libera le categorie. Muovi prima che il ghiaccio ti serri nella morsa
delle gelide acque. Favorevoli assieme sono quelli che del pregiudizio si nutrono. 
Contrari, quelli che vorrebbero ma non detengono ancora.

 Massimamente coesi, muovono unitariamente e similmente tutti coloro
che proteggono un vizio. Ramificano intrichi e affondano profonde radici nella terra.

Stanno e non si spostano che per consentire ai loro. L’incoscienza dei Re è triste cosa,
poiché dimenticano gli uni e gli altri recando danno. Massimamente ci si curi del bene comune.
Contravvenendo, l’azione segna e la reazione consegna. Correggendo, si può riparare
 quando ancora non si è arrecato troppo danno.
 

Il tempo ha tempo, misura la tua misura. Le cose si cambiano per poco, e quando è ora,
tornano ciò che sono. Chi condiziona, veglia su tutto quanto passa. Dalle porte alle vie,
dalle parole ai sogni, dai desideri alle fantasie, dai concetti alle idee, dagli esempi alle prospettive,
 dai pensieri, alle parole, dai concetti agli argomenti, dal senso alle direzioni.

Alcuni vegliano che altri impediscano. Certuni sviano mentre altri ancora stanno a guardia.
 L’ingresso è sorvegliato. La rete pesca. La verità si distingue evidente quando il motivo
 sottolinea l’intenzione. Non credere all’assenza che si sostituisce all’essenza per straripare nel presente.

 Mentre tu siedi gli altri corrono. Virtuale per virtù, forme equivalenti per verità.
Non giocare al gioco degli scacchi. La dama che va e che viene mangia tutte le pedine.

 

Gli Specchi nascondono la via. Impermanenza, Inavvertibilità, Diluizione e Sogni,
segnano al bivio i passi del viandante. Né terra, né acqua, né fuoco, né aria, né spazio illimitato.
Bene, via gli elementi! Né coscienza, né vacuità, né stato percettivo

 o sua assenza. Bene, via quello che sta ad aspettare!

Né mondo e altro modo, sole e luna, andare e venire, rimanere e morire.
Via il ciclo completo degli opposti che sorreggono le mura del Duale!

 Senza sostegno, sviluppo, e fondamento. Sii con maestria l'alito di vento.
Via la sedia comoda da sotto il culo. Sii padronanza e azione presente.

Cadi, che è meglio, che cosi ti risvegli! La distanza che si frappone fra l’esperienza
 di un altro e il Se, che mantenendo vive le funzioni dell’Io nel Me, nutre chi ha sempre bisogno
 di uno scopo altrui, basterà pure agli ignari, ma non e’ cosa giusta.
Smetti di trarre nutrimento dagli inganni.

Non cadere in tentazione. Vedi quanta polvere alzano gli impedimenti del mondo?
Eppure le cose non si succedono sempre eguali? Guardami negli occhi
quando parli con me. Non cantarmi il copione del gobbo dall’alito pesante.

Morte parole e parole di morte, non le ascoltate, ma cercate nel cuore. Una asserzione.
Una parola basta. Ciò che non si confonde, che ama e che si fonde.

 Dovevo aspettarmelo che vi avrei incontrati sulla soglia.
Che fate? Non entrate? Non siate i pilastri della disillusione.   

 

 

 

Jedi Simon

 

 

 

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